Chirurgia Oftalmoplastica Ricostruttiva ed Estetica

ORBITOPATIA TIROIDEA

L’orbitopatia tiroidea o oftalmopatia tiroidea è un disturbo infiammatorio associato a una patologia tiroidea di tipo disimmune come il Morbo di Basedow-Graves (ipertiroidismo): l’orbitopatia è infatti una caratteristica della metà dei pazienti affetti da ipertiroidismo, tanto che è spesso indicata come oftalmopatia basedowiana o di Graves. Tuttavia non sono impossibili casi di orbitopatia in presenza di normale funzionalità tiroidea o di ipotiroidismo.

Normalmente è uno dei primi sintomi di uno squilibrio tiroideo, sotto forma di esoftalmo, ovvero sporgenza all’infuori dei bulbi oculari del paziente.

Questa malattia presenta tipicamente due fasi:

  • la fase infiammatoria, attiva: è la prima fase ed ha una durata variabile da 6 a 18 mesi mediamente e tende a risolversi spontaneamente. In questa fase il paziente deve essere seguito dall’endocrinologo per ottenere una stabilizzazione della funzione tiroidea che può essere raggiunta con terapia medica (tapazole), soppressiva (radioiodio) o chirurgica (tiroidectomia).Al tempo stesso i disturbi oculari che devono essere valutati e gestiti insieme all’oculista, includono primariamente l’uso di cortisone la cui somministrazione può avvenire per via endovenosa, per bocca oppure con infiltrazioni locali fatte nella palpebra inferiore che permette di ridurre le complicazioni sistemiche e massimizzare l’effetto terapeutico oculare.

  • la fase quiescente, fibrotica: è la fase che segue all’esaurimento dell’infiammazione ed è caratterizzata da una stabilizzazione completa dei segni e sintomi oculari, senza segni di infiammazione. L’occhio è bianco, l’edema ed il rossore sono spariti, ma i danni avvenuti nella fase attiva che non sono migliorati spontaneamente o con il cortisone sono permanenti. In questa fase il trattamento medico è inefficace e anche se la funzione tiroidea è normalizzata non ci si può aspettare ulteriore miglioramento.E’ in questa fase che entra in gioco il chirurgo, il quale, accertato che il quadro si è stabilizzato almeno da 6-8 mesi, può offrire al paziente una riabilitazione estetica ricostruttiva completa ed efficace.

orbitopatia tiroidea

Una limitazione della motilità oculare di modesta o grave entità è presente in circa il 15-20% dei pazienti e rappresenta, dopo il coinvolgimento dei tessuti molli, la seconda manifestazione clinica più frequente. L’interessamento dei muscoli oculari è caratterizzato da un progressivo aumento dimensionale secondario a infiltrazione linfocitaria, proliferazione fibroblastica ed edema seguiti, alla fine, da fibrosi restrittiva. I pazienti con disfunzione muscolare lamentano visione offuscata nello sguardo binoculare, diplopia intermittente o costante e una sensazione di limitazione nel tentativo di guardare soprattutto verso l’alto. Utilizzando metodiche d’indagine altamente sensibili come l’ecografia orbitaria o la TC, è possibile dimostrare l’ingrossamento dei muscoli oculari estrinseci nel 60-90% dei pazienti affetti da orbitopatia tiroidea.

Immagine TC che dimostra l’ingrossamento dei muscoli oculari estrinseci
Immagine TC che dimostra l’ingrossamento dei muscoli oculari estrinseci

La proptosi, definita come la presenza di un esoftalmo di 2 mm al di sopra dei limiti superiori della norma, è presente nel 20-30% dei pazienti ed è bilaterale nell’80-90% dei casi. Il trattamento chirurgico ha lo scopo di ottenere un aumento del volume orbitario attraverso la decompressione dello spazio adiacente e la correzione della disfunzione dei muscoli oculari e della posizione delle palpebre. L’approccio più utilizzato è quello inferiore, attraverso una tecnica trasantrale o transorbitaria (anteriore), per rimuovere la parete inferiore e quella mediale.



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